venerdì 29 febbraio 2008

Nuovo sito-blog degli EcoDemocratici del Veneto

Nuovo sito-blog degli EcoDemocratici del Veneto.

1 commento:

Luca ha detto...

Intervista a Fabrizio Vigni.
"L'ambientalismo del fare"

L’AMBIENTALISMO DEL FARE”

L’ASSOCIAZIONE DEGLI ECOLOGISTO DEMOCRATICI


E’ nata il 15 febbraio a Roma l’ Associazione degli ecologisti democratici. L’organismo, che rappresenta il punto di riferimento comune di tutti gli ambientalisti del Pd, nasce dall’esperienza del manifesto appello “L’ambiente nuova frontiera per il Pd e per l’Italia” promosso oltre un anno fa da Roberto Della Seta, Francesco Ferrante, Sergio Gentili, Gianni Mattioli, Ermete Realacci, Edo Ronchi, Massimo Scalia e Fabrizio Vigni.


Il comitato promotore dell’associazione ha definito i passaggi per la costruzione dell’associazione, alla quale potranno aderire anche i non iscritti al Pd, in tutto il territorio nazionale: entro la metà di aprile verranno infatti convocate le assemblee regionali con l’obiettivo di creare un circolo in almeno ogni provincia. Fabrizio Vigni è stato inoltre nominato coordinatore nazionale.


Quali sono gli obiettivi, i progetti e l’idee dell’associazione, cosa significa “l’ambientalismo del Fare”, quale sarà il ruolo degli ecologisti democratici? A un mese dalla nascita dell’associazione abbiamo fatto qualche domanda a Fabrizio Vigni anche alla luce della campagna elettorale in atto.



Alcuni osservatori hanno sottolineato la presenza di presunti punti di convergenza tra i programmi elettorali del Partito Democratico e del PdL. Quali sono le differenze principali per quanto riguarda l’ambiente?



Non mi pare proprio che i due programmi si somiglino. Dietro vi sono due visioni diverse dell’Italia. Prendiamo l’ambiente, appunto. Veltroni indica l’ambientalismo del fare come una grande priorità per il riformismo del 21° secolo: c’è la consapevolezza che affrontare la sfida dei cambiamenti climatici è anche una grande opportunità di innovazione tecnologica e di modernizzazione dell’economia, di cambiamento degli stili di vita. La parola d’ordine “rottamare il petrolio”, e la forza con cui si nel programma del Pd si propone di concentrare la ricerca e gli investimenti sulle energie rinnovabili, a partire dal solare, ne sono una chiara dimostrazione. Uno dei 12 disegni di legge già predisposti, da approvare al primo Consiglio dei ministri in caso di vittoria, riguarda proprio questo tema. Nel programma del Partito Democratico l’ambiente non è solo un capitolo accanto agli altri: la valorizzazione dello straordinario patrimonio ambientale, storico e culturale è tutt’uno con la scelta di puntare sulla qualità dello sviluppo come scelta strategica per l’Italia; e la consapevolezza dell’importanza delle sfide ambientali porta ad indicare la necessità della “piena integrazione del criterio della sostenibilità e qualità ambientale in tutte le politiche pubbliche”. Nel programma della destra, francamente, di tutto questo non trovo traccia.


A parte però le differenze di carattere generale, vogliamo provare a fare alcuni esempi su punti specifici?



Bene. Cominciamo proprio dalla questione del clima. Leggo che per Matteoli, possibile ministro dell’ambiente se vince la destra, “Kyoto è stato un madornale errore dell’Europa perché andare avanti senza gli Stati Uniti significa rendere le nostre imprese non competitive”. Ecco una prima grande differenza. Certo che bisogna portare anche gli Usa, come la Cina, dentro ai nuovi accordi sul clima: ma le scelte già compiute dall’Europa sono scelte coraggiose e lungimiranti, che possono dare al nostro continente la leadership sul terreno dell’innovazione e della conoscenza. Angela Merkel e Sarkosy lo hanno compreso, la destra italiana mostra invece un impressionante ritardo culturale. Leggo anche che Matteoli vorrebbe nuovamente cambiare il codice ambientale, tornando al suo testo del 2006. Penso che sarebbe un errore, per due motivi. Anzitutto perché la legislazione ambientale ha bisogno di certezze, non di essere rimessa totalmente in discussione ogni pochi mesi. E poi perché le modifiche varate dal governo Prodi, grazie proprio al lavoro del Pd in Parlamento, rappresentano un punto di equilibrio. Sarebbe sbagliato tornare indietro, semmai bisogna completare il lavoro di semplificazione e di aggiornamento della legislazione.


Altro tema su cui fare chiarezza è il nucleare. Per quali motivi non è conveniente, né auspicabile, riaprire le centrali italiane?


Il programma della destra sembra proporre il nucleare come scelta centrale per le politiche energetiche. A parte la grave sottovalutazione della sfida delle rinnovabili e dell’efficienza energetica, mi pare che questa sia una scelta molto ideologica, tutt’altro che realistica. Ma davvero qualcuno pensa che nei prossimi 5 anni l’Italia possa costruire, come dicono esponenti del PdL, da 5 a 10 centrali nucleari? Io sono per guardare alla questione del nucleare senza ideologismi, con molto pragmatismo. Proprio per questo dico: non è realistico immaginare che sia questa la scelta giusta, e possibile, per l’Italia. Non ci sono solo problemi ambientali irrisolti, come quello delle scorie; c’è anche un problema di convenienze economiche, se si guarda correttamente al costo dell’intero ciclo del nucleare, che non rende realisticamente praticabile questa strada. Cosa ben diversa è l’opportunità che l’Italia partecipi ai progetti internazionali di ricerca sul nucleare, sulle possibili nuove soluzioni tecnologiche per il futuro, di cui si parla nel programma del Pd.


All’interno delle liste del PD vi è una soddisfacente presenza di ecologisti?



Di candidati ecologisti ve ne sono, nelle liste. E sono candidature di grande qualità. Ma potevano, e dovevano essere ancora di più. Se il Partito Democratico mette davvero l’ambiente al primo posto, poi deve essere coerente anche quando si decidono le candidature. So bene che il nostro obiettivo, far divenire il Pd un grande e moderno partito ambientalista, richiede un lavoro faticoso e complesso. Ci vorrà del tempo. Non è una scommessa che si vince in un sol giorno. Ed è evidente che dobbiamo dare più forza alla presenza della cultura ecologista, anche sul territorio, se vogliamo vincere questa scommessa. Ma in questa occasione si poteva francamente fare di più. Non pongo, sia chiaro, un problema di “bandierine”, ma di competenze ed esperienze necessarie nel lavoro parlamentare. Da questo punto di vista voglio sperare non solo che un numero più alto possibile di candidati che già oggi sono espressione dell’esperienza degli ecologisti democratici venga eletta alla Camera ed al Senato, ma anche che molti altri, tra i futuri parlamentari del Pd, vorranno impegnarsi insieme a noi sui temi ambientali. Mi piace citare l’esempio dell’operaio della Thyssen, Bocuzzi, che appena candidato ci ha fatto sapere che gli piacerebbe impegnarsi su questi temi. Sono convinto che anche altri seguiranno il suo esempio. E aderiranno, spero, anche alla nostra associazione.


L’ambientalismo del fare è uno slogan che sintetizza un nuovo modo della politica di guardare alle tematiche ecologiche. Cosa significa concretamente?



Il nostro è un ambientalismo moderno ed innovativo, distante da visioni fondamentaliste e conservatrici, da localismi che perdono di vista l’interesse generale. Non è un ambientalismo moderato, accomodante: sappiamo di quanta buona radicalità ci sia bisogno, per affrontare le sfide ambientali. Ma è un ambientalismo che si assume responsabilità, decide, risolve i problemi. Che ha una vocazione maggioritaria. Che non rinuncia a dire di no a progetti sbagliati, ma prima ancora dice di si alle cose davvero utili all’Italia. Vogliamo fare qualche esempio? La destra ripropone il Ponte sullo Stretto: io penso che la decisione del governo Prodi sia stata giusta, perché il Ponte non è una priorità per il Sud; ma il meridione e l’Italia intera hanno bisogno di molte moderne infrastrutture, che vanno realizzate presto e bene. Se vogliamo spostare il trasporto di merci e di persone dalla strada alla ferrovia bisogna non solo potenziare le ferrovie locali, ma anche completare la rete ad alta capacità – alta velocità. Se vogliamo ridurre la dipendenza dal petrolio, bisogna costruire anche i rigassificatori necessari per diversificare gli approvvigionamenti. Se vogliamo chiudere il ciclo dei rifiuti, una volta sviluppata al massimo la raccolta differenziata, bisogna anche realizzare gli impianti necessari, compresi i termovalorizzatori, con le migliori tecnologie disponibili. E via dicendo. Per questo non abbiamo esitazioni a schierarci, in ogni occasione: ad esempio a favore delle tramvie, perché fanno bene alla vivibilità nelle aree urbane, o a favore dell’eolico, con una corretta programmazione della localizzazione degli impianti, perché più energia si ricava dal vento e meno abbiamo bisogno di petrolio.


Vi sono iniziative particolari che prevedete di fare nel corso della campagna elettorale?



Abbiamo previsto quattro iniziative tematiche di rilievo nazionale: a Milano su clima ed energia, a Roma sulla legislazione ambientale, in Liguria su aree protette e paesaggio, in Sicilia su trasporti ed infrastrutture. A queste se ne affiancheranno molte altre, ovviamente, più di carattere locale. Ma l’appuntamento principale sarà – il titolo è ancora provvisorio, la data dovrebbe essere quella del 7 aprile – la “Giornata del sole”: organizzeremo incontri ed eventi in tutta Italia per presentare le proposte del Pd sulle energie rinnovabili e sul risparmio energetico. Sarà una occasione importante anche per raccogliere adesioni alla associazione degli ecologisti democratici che stiamo costruendo.