venerdì 27 giugno 2008

lunedì 23 giugno 2008

Assemblea nazionale Ecologisti Democratici

Il Giappone e l'energia solare

Ansa: 23 giugno

Giappone: piano incentivi solare nelle case

Il Governo vuole ridurre i gas serra del 60-80% entro il 2050

(ANSA) - TOKYO, 23 GIU - Il governo giapponese si prepara a varare un maxipiano di incentivi per l'utilizzo dell'energia solare nelle case. Lo annuncia il quotidiano Nikkei. Il piano prevede sgravi fiscali ai produttori e sconti sull'acquisto di apparecchiature pulite, misure che saranno inserite nella legge finanziaria del prossimo anno fiscale, che inizia il primo aprile 2009. Il Giappone intende ridurre del 60-80% l'emissione di gas serra nell'atmosfera entro il 2050.

mercoledì 11 giugno 2008

In marcia per il clima

In marcia per il clima. Sotto questo slogan, sabato scorso a Milano un vasto cartello di associazioni – da quelle ambientaliste, guidate da Legambiente, alle organizzazioni agricole, dai sindacati a Slow Food, dall’Arci alle Acli – si è ritrovato a Milano per una giornata di iniziative e manifestazioni, conclusa con un corteo da Piazza San Babila a Porta Venezia. Erano moltissimi, oltre 50 mila secondo gli organizzatori, e in un clima di festa hanno detto i loro “no” - al nucleare, al Ponte sullo Stretto -, ma soprattutto hanno provato a raccontare quel uturo migliore per cui quotidianamente si impegnano nei loro territori. Un futuro fatto di risparmio energetico e fonti rinnovabili per combattere l’aumento dell’effetto serra e affrontare i mutamenti climatici in atto, di solidarietà nei confronti dei popoli più poveri (erano tanti i volontari impegnati nelle organizzazioni non governative, a partire da quelli della Focsciv). Un futuro con più coesione e giustizia sociali.
Alla manifestazione ha aderito anche il Partito Democratico, e una delegazione degli Ecologisti Democratici ha partecipato al corteo. E’ auspicabile che questa adesione non resti solo un atto formale, ma sia la premessa di una rinnovata, più forte attenzione del Pd verso la grande questione dell’ambiente – centrale nel dibattito pubblico in gran parte del mondo e ripetutamente indicata da Walter Veltroni come un tema fondativi dell’identità democratica – e verso le persone in carne e ossa che ne fanno tutti i giorni la base di preziose esperienze di cittadinanza attiva, di una “buona politica”.
Non sappiamo quanti di coloro che hanno sfilato a Milano abbiano votato per il Pd, ma certo una gran parte di loro ci guarda con curiosità ed interesse. Una stessa curiosità, un analogo interesse deve mostrare il Pd nei loro confronti. Nelle cose che dicevano, che chiedevano non c’è alcun “massimalismo“, c’è invece una gran voglia di cambiare anche radicalmente modelli di consumo e stili di vita; c’è l’impegno sociale quotidiano di migliaia di italiani, di decine di associazioni che magari non “bucano” i media ma senza l’emergia e l’intelligenza dei quali è impensabile costruire un forte, maggioritario partito riformista. Non si tratta, com’è ovvio, di immaginare per questa o quella sigla ruoli improbabili e impropri da “fiancheggiatori”: la maggior parte delle organizzazioni presenti a Milano hanno fatto da tempo e per fortuna una scelta irreversibile di autonomia. Piuttosto occorre riconoscere a questi soggetti la piena dignità di interlocutori politici, e dunque confrontarsi con loro e ricavarne idee, suggestioni, passioni con cui nutrire una nostra credibile e convincente idea di futuro. Parlando di ambiente, questo incontro è facilitato dall’obiettiva vicinanza tra la piattaforma della manifestazione di sabato a Milano e il programma del Pd: contro i mutamenti climatici e contro il caro-petrolio, puntare su una politica energetica volitiva e innovativa, che invece di inseguire le sirene improbabili e incerte di un ritorno al nucleare promuova il risparmio energetico, l’efficienza, le fonti rinnovabili, forme diffuse di produzione di energia.
Ognuno deve fare la sua parte: il Partito Democratico impegnandosi in Parlamento e negli enti locali (specie dove siamo al governo) per concretizzare questa svolta, le associazioni sensibilizzando i cittadini e premendo sulla politica, su tutta la politica, perché l’Italia, in fatto di energia, entri finalmente nel XXI secolo.
Roberto Della Seta
Francesco Ferrante

giovedì 22 maggio 2008

Terra Futura

TERRA FUTURA
www.terrafutura.it
23-25 maggio Firenze

Articolo di Carlo Petrini

Una cultura da cambiare
Repubblica — 21 maggio 2008

Provate mai a immaginare questo nostro pianeta come un essere in grado di parlare e di dialogare con noi? A immaginare quel che vorrebbe dirci, se potesse comunicare a parole? Io ogni tanto ci provo, con risultati devastanti. Perché un conto è metaforizzare i cataclismi che sono davanti agli occhi di tutti noi (dall' uragano Katrina alla desertificazione delle foreste) come "risposte" della Terra ai comportamenti dell' uomo. Risposte allarmanti, ma che mantengono, nella loro straordinaria violenza, un segnale di energia, di presunta vendetta. Quando, invece, me la immagino che ci parla non riesco a non pensarla esausta, indebolita. Non immagino una voce stentorea che mi si rivolga con odio e rabbia, ma una voce stanca e affranta, che chiede una tregua, che chiede quando mai la finiremo, o per lo meno sospenderemo, di prendere, prendere, prendere. Si è molto parlato, nelle settimane pre-elettorali, dell' ambientalismo del fare. Io, a titolo di completezza, sarei per specificare "del far bene", nel senso che il fare, in sé, non mi pare un valore. Anzi, mi preoccupa un po' , come mi preoccupa quest' incondizionata passione che i politici, senza distinzione di appartenenza, hanno dichiarato nei confronti della crescita del Pil. Il Pil cresce anche producendo mine antiuomo, o imballaggi inutili che dovranno essere smaltiti (e anche questo fa crescere il Pil) o che, se smaltiti malamente, inquineranno acqua, aria, terra; e per bonificare, ammesso che sia possibile, si farà ancora crescere il Pil. Se invece si mettesse in campo un pizzico di saggezza, si potrebbe intraprendere la strada dell' economia del "non fare". Perché a volte è lì la chiave della ricchezza. Raffinerie, treni ad alta velocità e cementifici nelle vigne, sono ferite aperte nel cuore di territori che, in salute e bellezza, stanno producendo economia. Perché non lasciarli continuare? Perché disturbare? Bisogna stare attenti, perché la cultura del fare, se non ha filtri, diventa la cultura del rifare, del disfare, del fare troppo per poi sfasciare. È una cultura subdola, perché si spaccia per libertà, progresso, benessere. Pensate ai prodotti dietetici che vengono pubblicizzati in questi ultimi tempi. Pastiglie che impediscono all' organismo di assorbire calorie, mentre se ne ingurgitano a volontà. Non è una follia? Non è immorale? Per non ingrassare bisogna mangiare di meno e meglio e avere uno stile di vita corretto; la soluzione non può essere ingurgitare qualunque quantità di cibo per poi rendere il nostro organismo impermeabile alle calorie. È come tenere le nostre case a 25 gradi d' inverno per stare in salotto in maniche corte; è come usare abbondantemente la preziosa acqua potabile per lo sciacquone del water. Ecco dove ci ha portato la cultura del fare. A fare male, a fare troppo. A fare cose che ci costano tanti soldi, e per avere quei soldi dobbiamo lavorare di più, e per lavorare dobbiamo fare, fare, fare. Se mangio meno e meglio spendo meno e non ingrasso. Risparmio sia sul cibo che sulle pastiglie dimagranti. Posso destinare quei soldi diversamente, oppure decidere che non ne ho bisogno, quindi non ho necessità di guadagnarli, quindi ho qualche ora libera in più. Magari per curare un piccolo orto, o per giocare con i figli o per leggere il giornale, saltando le pubblicità delle pastiglie dimagranti. L' economia del "non fare", invece, ha le sue radici nella cultura dell' osservare. E del chiedersi: che bisogno ce n' è? L' economia del "non fare" ha uno sguardo lungo, non ragiona in termini di ritorni immediati: ha i tempi della natura, non quelli della finanza. Investe a lunghissimo termine e ha straordinari ritorni, perché è un' economia che non si occupa solo di denaro. Si occupa di culture, di identità, di territori, di origine, di storia e di storie; si occupa di paesaggio, di turismo, di conoscenza, di salute e di bellezza; si occupa di vigne, di imprenditoria, di mercato, di relazioni, di comunità, di coerenza. Siamo capaci di calcolare queste spese? Quanto costa una collina distrutta? Quanto costa un paesaggio devastato? Quanto costa un anziano che si immalinconisce perché il figlio non curerà più la vigna? Quanto costa l' orrore di un cartello che, in mezzo a colline vitate, avvisa che respirare può essere pericoloso? Quanto costa un bambino che cresce in mezzo alla bruttura? I crociati del fare insorgeranno: con la cultura del non fare non ci sarebbero nemmeno le vigne, diranno. Troppo facile esagerare. Troppo facile far finta di non capire che quando parliamo di economia del non fare stiamo parlando, semplicemente, di economia della cura. E la cura è una cosa seria, complessa e delicata. Che richiede sensibilità, competenza e dedizione. Perché non si può, mai, curare solo una parte. Ecco cosa ci chiede la Terra con la sua voce stanca: che ci si prenda cura di lei. Che la si smetta con gli interventi, le violenze, le conquiste. Che ci si metta in ascolto, per capire dove duole, cosa le fa male, cosa le fa bene. Deponiamo le armi del fare, smettiamo di considerarci padroni a casa d' altri. Cerchiamo di non disturbare, di non interrompere, di non sporcare. Ascoltiamola e prima o poi capiremo che la cura che serve a lei, è la stessa che serve a noi. Se non ci alleniamo in questo esercizio, gli unici messaggi che riusciremo a cogliere resteranno quelli delle catastrofi. E dopo ogni catastrofe i falsi crocerossini del fare si rimettono all' opera, mentre i curatori del far bene vedono allontanarsi il traguardo del benessere.
CARLO PETRINI

mercoledì 23 aprile 2008

microidroelettrico

Inaugurazione dell'impianto di microidroelettrico in località Panigale Lizzano in Belvedere28/04/2008 - Località Panigale Lizzano in Belvedere (Bo), ore 10.30

Sarà inaugurato il prossimo lunedì 28 aprile l´impianto di microidroelettrico in località Panigale Lizzano in Belvedere. Il progetto, realizzato da Cisa, centro innovazione per la sostenibilità ambientale, è stato realizzato nell’ambito di una vecchia ferriera oggi restaurata per fini didattico culturali dal parco del Corno alle Scale e si basa su una nuova ruota idraulica ad acqua ad asse orizzontale che trasmetterà il moto al generatore elettrico. Dal punto di vista costruttivo l’obiettivo è quello di prevedere la realizzazione della macchina ad elementi assemblabili con operazioni molto semplici tali da essere effettuate anche dal privato L’impianto è improntato sulla semplicità ed essenzialità anche allo scopo di fornire una possibilità di autocostruzione ai privati eventualmente interessati. La portata media e il salto idraulico hanno portato a ipotizzare una potenza pari a 7/8 KW, con produzione di energia elettrica annua stimabile attorno ai 40.000 KW/h ipotizzando un periodo di funzionamento di circa 240 giorni. L´inaugurazione è aperta al pubblico; per informazioni contattare il numero 0534.521104

venerdì 18 aprile 2008

inceneritori


Ass.Alisei – Silea

DIPENDEREMO MENO DAL FUTURO
SE AVREMO IN MANO IL PRESENTE.
Info.alisei@yahoo.it

Info n. 15

Inceneritori e salute: notizie allarmanti dalla Francia

Il 2 aprile u.s. (sul sito sanitario indicato nelll’articolo) sono stati resi noti i risultati definitivi della ricerca condotta da La Veille Sanitarie in Francia nelle popolazioni residenti in prossimità di impianti di incenerimento.
I risultati preliminari erano stati presentati->http://www.cniid.org/espace_mailing/cp_20080402.htm] nel novembre 2006 ed avevano riguardato 135.567 casi di cancro insorti nel periodo 1990-1999 su una popolazione di circa 2.5 milioni di persone residente in prossimità di 16 inceneritori di rifiuti urbani attivi tra il 1972 ed il 1990.
Lo studio aveva considerato l’esposizione a diossine valutate in diversi percentili, trovando un aumento del rischio coerente col crescere dell’esposizione; in particolare nelle aree più esposte l aumento del rischio era: sarcomi + 12.9% in entrambi i sessi, l infomi non Hodgkin + 8.4% , cancro al fegato +9.7 %, cancro alla mammella +6.9%, tutti i cancri nelle donne +4% . Orbene, le preoccupazione già a suo tempo emerse dai risultati preliminari, si sono ulteriormente rafforzate davanti ai risultati definitivi conteggiati a marzo 2008 e che evidenziano i seguenti incrementi: sarcomi + 22%, linfomi non Hodgkin + 12% in entrambi i sessi + 18% nelle femmine, cancro al fegato +16%, tutti i cancri nelle donne +6% ed ancora, dato in precedenza non rilevato, incremento del rischio di incidenza per mieloma multiplo in entrambi e sessi +16% e per i maschi addirittura + 23%.
Oltretutto, a detta degli autori, il picco non è ancora stato raggiunto! Ricordiamo che anche lo studio condotto sulla popolazione di un quartiere di Forlì (Coriano) esposta a due impianti di incenerimento ( rifiuti urbani e ospedalieri) aveva evidenziato gravi danni per la salute specie nel sesso femminile con aumento statisticamente significativo del rischio di morte per tutte le cause e soprattutto per tutti i tumori (in particolare mammella, colon, stomaco). La particolare suscettibilità del sesso femminile agli inquinanti emessi da questi impianti è facilmente comprensibile se si pensa, ad es., che la concentrazione di diossine nel sangue delle donne di Seveso, anche a distanza di anni, era dalle due alle tre volte superiore a quella riscontrata nei maschi, che pure erano stati esposti al medesimo evento: le caratteristiche biologiche, metaboliche, endocrine rappresentano evidentemente un fattore discriminante di particolare rilievo.
D’ altra parte è ben noto che proprio nel sesso femminile, anche nel nostro paese, si registra una crescente incidenza di cancro che, secondo i dati dell’ Associazione dei Registri Tumori Italiani (AIRTUM) presentati proprio per l’ 8 marzo 2008, è dell’ 1% annuo, indipendentemente dalla età. Tutte queste considerazioni, al pari di quelle che si fanno per la salute infantile, sono però parole al vento: nessuno se ne cura ed invece di passare dalle parole ai fatti- ovvero intraprendere azioni concrete per ridurre l’ immissione di sostanze tossiche ed inquinanti nell’ ambiente facendo Prevenzione Primaria - si continua solo ad esprimere buone intenzioni o a “ monitorare” i danni che si continuano a recare.

Da questo punto di vista la gestione dei rifiuti è a dir poco paradossale: da tempo abbiamo capito che i “rifiuti” (o meglio i “materiali post-consumo”) sono risorse, ma, se anche fossero una “malattia”, come viene costantemente propagandato, la “cura” che ci viene prospettata, ovvero il loro incenerimento, è molto peggiore del male, dal momento che ogni processo di combustione trasforma materiali di per sé inerti in composti altamente tossici e nocivi, con danni che sono oggi dettagliamente calcolabili.
Sul sito dell’UE è oggi possibile, inserendo alcuni parametri emissivi (NOx, SO2, PM10, VOC..) l’ altezza dei camini ecc. quantificare i danni alla salute e all’ ambiente per ciascuna fonte. Per fare un esempio, ogni anno emissioni simili a quelle dell’ inceneritore di Brescia, secondo tale software che –si badi bene- considera solo una parte degli inquinanti emessi, causerebbero una perdita economica pari a 1.480.000 Euro !
Che altro resta da dire?
Il problema dei rifiuti è, in assoluto, il più semplice da risolvere, se solo si facessero scelte coraggiose e chiare: dalla raccolta “porta a porta” al recupero effettivo dei materiali post-consumo. Ma fino a che rimangono i cassonetti stradali che altro non sono che mini discariche all’ aperto e fino a che lo stesso gestore gestisce sia la raccolta differenziata che l’ incenerimento e guadagna tanto più brucia, rivendendo a prezzo triplicato la poca energia prodotta, come sperare che inverta la rotta? Solo la nostra follia può pensare che sia vantaggioso incenerire carta, legno, plastica…preziose materie che poi dobbiamo produrre ex.novo abbattendo alberi od estraendo petrolio. Allo stato attuale il 98.2% di tutti i rifiuti urbani può essere recuperato come materia, e, per chi ancora non lo sapesse, anche i materiali poli-accoppiati e gli stessi pannoloni diventano – tramite processi di estrusione, senza formazione di alcun inquinante - sabbia sintetica utilizzata in edilizia o per manufatti plastici. In pratica il “secco non riciclabile” che prima andava alla discarica o all’ incenerimento ad un costo medio di 120 Euro a ton, viene venduto al prezzo di 80 Euro a ton sotto forma di sabbia sintetica! Non è utopia, non succede chissà dove, succede nel nostro paese. Perchè i nostri amministratori e politici invece dei pellegrinaggi a Vienna o Brescia non vanno a visitare, ad es. il Centro Riciclo di Vedelago (TV) dove si realizza quanto sopra detto? Qui, senza sovvenzioni pubbliche si sono creati posti di lavoro stabili e sicuri, senza nocività né per i lavoratori né per l’ ambiente. Impianti simili si possono realizzare ovunque in pochi mesi e con investimenti che sono almeno un decimo inferiori rispetto a quelli necessari per realizzare un inceneritore che tratti la stessa quantità di materiali.
Se dunque è possibile evitare queste inutili e costose fabbriche di veleni senza il ricatto occupazionale, ma anzi creando lavoro e ricchezza, è facile capire perché non solo cittadini e comitati si sono mobilitati, ma anche centinaia di migliaia di medici in Europa, dal Consiglio Nazionale degli Ordini dei Medici Francese, ai Medici Irlandesi, alla Federazione degli Ordini dell’ Emilia Romagna, si sono attivati per chiedere una moratoria sulla loro costruzione.
Ma ancora una volta, proprio all’ interno del mondo scientifico e medico, le voci indipendenti dai grossi poteri economici/finanziari faticano a farsi ascoltare. Quante sofferenze e quanti morti ancora saranno necessari perché finalmente si aprano gli occhi ed i rifiuti cessino di essere risorse solo per chi, incenerendoli, accede, in un mercato drogato, ai vergognosi incentivi che solo l’ Italia riconosce ai “fuochisti” di turno?
Dott..ssa Patrizia Gentilini – Oncologa
Mercoledì 16 aprile 2008.

martedì 8 aprile 2008

IL DECALOGO AMBIENTALE PROPOSTO DA VELTRONI
1. *Prevedere l’integrale detraibilità delle spese per l’installazione di pannelli solari per il riscaldamento, e introdurre l’obbligo di installare pannelli solari, sia termici che fotovoltaici, in tutte le nuove costruzioni. Grazie a questo programma, nei prossimi cinque anni si potranno installare pannelli solari termici in almeno il 20% delle abitazioni italiane: calcolando solo il fabbisogno di energia per il riscaldamento dell’acqua, questo ridurrà i consumi di petrolio di oltre mezzo milione di Tep all’anno, abbatterà le emissioni dannose per il clima di 2 milioni e mezzo di tonnellate all’anno, farà risparmiare alle famiglie italiane quasi un miliardo di euro all’anno, farà decollare l’industria del sole con migliaia di nuove imprese e centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro
2. *Incentivare la sostituzione di tutti gli elettrodomestici con modelli di classe A+ e di lampadine ad incandescenza con lampadine ad alta efficienza, prevedendo entro tre anni il divieto di vendita delle apparecchiature più energivore. Tale misura non solo consentirà di risparmiare energia e di ridurre l’inquinamento, ma favorirà le industrie italiane che sono tra quelle tecnologicamente più avanzate. Incentivare la sostituzione delle caldaie tradizionali con quelle ad alta efficienza energetica, in particolare con le pompe di calore
3. * Diffondere sistemi di illuminazione pubblica a alta efficienza e con regolazione automatica. Se adottate in modo diffuso e sistematico, tali tecnologie faranno risparmiare fino a due milioni di kWh, fino a 4 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio, fino a un milione e mezzo di tonnellate di emissioni dannose per il clima
4. Incentivare, introducendo regole di tariffazione fortemente differenziate, l’utilizzo di elettrodomestici nelle ore non di punta: la cosiddetta tariffa bioraria, oggi pochissimo utilizzata
5. *Acquistare 1000 nuovi treni per il trasporto pendolare: così si offrirà un servizio finalmente adeguato agli oltre due milioni di italiani che ogni giorno usano il treno per andare a lavorare o a scuola, e si incentiverà il trasporto su ferro rispetto a quello su gomma sulle brevi distanze (l’80% di tutti gli spostamenti dei passeggeri in Italia avvengono in ambito urbano, metropolitano o locale)
6. *Defiscalizzare l’erogazione da parte dei datori di lavoro ai dipendenti dei “ticket transport”: voucher per l’acquisto, esclusivamente per il tragitto casa-lavoro, di titoli di viaggio per i mezzi di trasporto pubblici (sul modello dei ticket per il pranzo)
7. Reintrodurre la pratica del “vuoto a rendere” per le bevande. Incentivare con meccanismi di defiscalizzazione la produzione e la distribuzione di prodotti “refill”: detersivi, prodotti per l’igiene, prodotti per la casa ricaricabili, che permettono il riutilizzo di bottiglie, flaconi e altri contenitori in plastica. Tali misure consentiranno di ridurre nei prossimi anni di almeno il 20% il consumo pro-capite di imballaggi, che costituiscono oltre metà (in volume) di tutti i rifiuti solidi urbani
8. Penalizzare, aumentando la tariffa di conferimento, i Comuni che continuano a smaltire i rifiuti indifferenziati in discarica. Tale pratica è vietata da tempo dalle direttive europee, ma in Italia il divieto è inapplicato. Applicarlo farà crescere la raccolta differenziata, contribuendo a portarla ad almeno il 35% in tutto il Paese e a ridurre così il fabbisogno di discariche
9. Vincolare tutte le amministrazioni pubbliche, a partire dai ministeri e dalle sedi istituzionali, ad acquistare soltanto carta riciclata e mezzi di trasporto ad alimentazione ibrida e a ridurre di almeno il 20% entro cinque anni i consumi di energia per unità di superficie e unità di personale. La Pubblica Amministrazione è di gran lunga il principale consumatore di beni e utente di servizi (i suoi acquisti contribuiscono per quasi il 20% alla formazione del Pil), una progressiva trasformazione in senso ecologico delle sue scelte di consumo avrà non solo un grande valore simbolico ma anche effetti pratici rilevanti
10. Introdurre nel codice penale i reati contro l’ambiente, a cominciare da quelli legati allo smaltimento clandestino dei rifiuti e alle attività delle ecomafie
* Punti contenuti nel disegno di legge già predisposto.
SI PUO' FARE!

martedì 1 aprile 2008

Padova, Venerdì 4 aprile 2008, ore 17.30
Sala degli Anziani, palazzo Moroni, via del Municipio 1

Rottamare il petrolio
Sviluppo sostenibile e efficienza energetica per la
crescita italiana e il benessere delle famiglie


Ne discuteranno:
Sen. Enrico Morando
responsabile programma del Pd
Sen. Paolo Giaretta
segretario regionale PD
Michele Bertucco
presidente Legambiente Veneto
Gabriella Chiellino
responsabile Ambiente PD Veneto
Luca Musumeci
Nuovi Equilibri Consulting

Al termine dell’incontro, previsto per le 19.30, si terrà uno spritz in
piazza con il senatore Enrico Morando

Per info: Michele Fiorillo, Ecodem Veneto (fiorillo@sns.it)
Padova, Venerdì 4 aprile 2008, ore 17.30


giovedì 27 marzo 2008


Scheda sui risultati del Rapporto “La rivoluzione dell’efficienza”
Milano, 13 febbraio 2007

In questa scheda si riportano i principali risultati del Rapporto elaborato dal
gruppo di ricerca eERG del Politecnico di Milano su incarico di Greenpeace.

1. Esiste in Italia un significativo potenziale tecnico di risparmio negli
usi dell’elettricità. Il rapporto ha calcolato il potenziale di efficienza
tecnicamente disponibile da ora al 2020, anno nel quale si prevede un
consumo di 423 miliardi di kilowattora/anno:
 103 miliardi di kilowattora/anno sono risparmiabili con tecnologie già
disponibili e di cui si conoscono i costi
 35 miliardi di kilowattora/anno sono risparmiabili con tecnologie già
disponibili ma di cui non è stato possibile valutare con sufficiente
precisione i costi.
2. La maggior parte del potenziale di risparmio è economicamente
conveniente. Ben 83 dei 103 miliardi di kilowattora/anno identificati sono
economicamente convenienti rispetto alla fornitura di elettricità da nuovi
impianti. Questi 83 miliardi di kilowattora/anno economicamente convenienti si
situano per il 47% nell’industria, per il 33% nel settore terziario commerciale,
per il 7% nel settore dei servizi pubblici e il 13% nel settore residenziale.
3. Il potenziale ottenibile al 2020. Con un insieme di strumenti e
programmi mirati, da oggi al 2020 è possibile ottenere un risparmio di 98
miliardi di kilowattora/anno, di cui 80 sono tra quelli economicamente
convenienti e 18 riguardano altre misure e tecnologie per le quali non vengono
fornite valutazioni economiche. Tra queste ultime alcune (gli stand-by a basso
consumo) hanno spesso costi bassi, anche se qui non stimati nel dettaglio data
la grande varietà di forme tecnologiche sotto cui possono presentarsi.
4. I valori di risparmio energetico calcolati sono ampiamente
cautelativi. I valori ottenuti dalle simulazioni si possono considerare una
sottostima per diverse ragioni, tra cui:
1) l’efficienza delle tecnologie sostitutive è quella già disponibile al 2006 e
quindi non vengono considerati i miglioramenti tecnologici futuri;
2) i costi (extracosti rispetto alle tecnologie standard) delle tecnologie più
efficienti sono assunti costanti in questo studio mentre l’esperienza di altri
Paesi (come il Regno Unito) mostra che le politiche di incentivazione
espandendo la produzione e distribuzione delle nuove tecnologie ne riducono i
costi (dal 30 al 50%);
3) in questo studio si sono valutati nel complesso 120 utilizzi dell’elettricità (su
cui ci sono maggiori informazioni e dati) rispetto ai 280 circa del precedente
studio di F.Krause per il Ministero Dell’Ambiente1; per esempio non è stata
inclusa nel calcolo una stima di risparmi nell’uso finale per condizionamento
dell’aria per la scarsità di analisi aggregate disponibili.
4) nei calcoli il costo dell’elettricità è previsto cautelativamente in lieve
diminuzione, cosa che riduce ulteriormente l’ambito della convenienza
economica delle tecnologie efficienti.
5. Il costo del risparmio di elettricità. Oggi l’elettricità viene scambiata a
un prezzo all’ingrosso che oscilla intorno ai 6,5 centesimi di euro al
kilowattora. Il costo di riferimento dell’elettricità nei calcoli è assunto oscillare
tra 5,5 e 6,3 centesimi al kilowattora. Il costo medio del kilowattora
risparmiato è inferiore ai 5,4 centesimi di euro, quindi inferiore non
solo al prezzo del’elettricità all’utente finale, ma addirittura al prezzo
attuale all’ingrosso.
6. Investimenti, beneficio economico, beneficio ambientale, beneficio
occupazionale.
Nel complesso per raccogliere il potenziale economicamente conveniente
occorrerebbero investimenti in tecnologie e programmi per circa 80 miliardi di
euro (circa 5,7 miliardi/anno negli anni dal 2007 al 2020), con un beneficio
economico che si protrarrà nel tempo fino al 2040.
Il Beneficio economico cumulato netto, cioè la riduzione della bolletta elettrica
meno gli investimenti sopra citati, risulterebbe di 65 miliardi di euro attuali.
Al 2020 si avrebbero circa 50 milioni di tonnellate/anno di CO2 emessa in
meno rispetto alle previsioni.
In termini occupazionali, in base a una analisi di casi internazionali, si stima un
aumento dell’occupazione tra 46 000 e 80 000 posti di lavoro per 14 anni.
7. Esempi relativi alle principali tecnologie efficienti incluse nello
studio.
 Lampade fluorescenti compatte consumano il 70-80% in meno di quelle
a incandescenza e alogene.
 Illuminazione per interni e stradale con lampade ad alta efficienza e
sistemi di alimentazione e regolazione elettronica consente di risparmiare
il 30-40% rispetto agli impianti standard
 Motori efficienti e a velocità variabile consumano il 40-50% rispetto alle
tecnologie standard e hanno applicazioni amplissime (sistemi di
pompaggio, movimentazione materiali, sistemi di ventilazione, ecc.)
 Le tecnologie di refrigerazione residenziale e industriale a basso
consumo, risparmiano il 40-60% rispetto a quelle standard
 Col miglioramento dei sistemi di produzione e distribuzione di aria
compressa in campo industriale si può risparmiare fino al 40%.
LEGAMBIENTE

PATTO PER L’AMBIENTE

13 PROPOSTE PER UN’ITALIA PIÙ MODERNA
Legambiente chiede a tutti i candidati alle prossime elezioni politiche di sottoscrivere un "Patto per l’ambiente", ovvero tredici impegni che possono essere assunti durante la prossima legislatura da ciascun eletto per ridurre l’effetto serra e l’inquinamento, per rendere più vivibili le nostre città, per la realizzazione delle infrastrutture indispensabili, per combattere i nemici del territorio, per conservare e valorizzare le ricchezze del nostro Paese, per costruire un’Italia più moderna, più pulita e più civile che sappia fare della sfida ambientale un’occasione per crescere e vincere.
CO2
STOP AI CAMBIAMENTI CLIMATICI
L’Italia deve assumere come prioritaria la sfida dell’innovazione energetica e del clima lanciata al mondo dall’Unione Europea, il cosiddetto 20-20-20, che prevede una riduzione del 20% delle emissioni di gas serra e dei consumi energetici e il raggiungimento di almeno il 20% di energia da fonti rinnovabili entro il 2020, in un prospettiva di definitiva fuoriuscita dalla dipendenza dalle fonti fossili. Per questo occorre convocare entro un anno una conferenza nazionale su energia e clima che arrivi a definire priorità, quote di emissione di CO2 e obiettivi di intervento, anche a livello regionale, capaci di orientare l’economia, i trasporti, gli usi civili verso l’innovazione energetica. Occorre utilizzare la leva fiscale, premiando i comportamenti virtuosi, l’efficienza e la diffusione fonti delle rinnovabili e ribadire il rifiuto di ogni ipotesi di ritorno al nucleare.
Rifiuti
MENO DISCARICHE CON LE 4 R
Un impegno a ridurre la produzione di rifiuti e a rendere più convenienti la raccolta differenziata, il recupero delle materie prime e il riciclo, attraverso incisive misure di incentivazione, anche di natura fiscale, sul modello della tariffazione, e la revisione della normativa in materia di ecotassa, penalizzando ulteriormente lo smaltimento in discarica a favore della riduzione della produzione dei rifiuti e del riciclaggio. Impegno a completare la filiera con il recupero di energia, escludendo però il ritorno a forme di incentivazione economica vietate dalle norme europee, come il vecchio Cip6, per ridurre fortemente lo smaltimento in discarica.
Ecomostri
MAI PIÙ CONDONI
Impegno a non promuovere, sostenere o avallare provvedimenti di condono edilizio. Impegno per un piano pluriennale di abbattimento di "ecomostri", almeno 10 all’anno, con la contestuale riqualificazione dell’area e per l’approvazione di una norma che preveda una più spedita procedura di acquisizione e demolizione degli edifici abusivi.
Ecomafie
CRIMINI AMBIENTALI NEL CODICE PENALE
Impegnarsi per approvare nei primi 100 giorni il provvedimento di legge che inserisce i crimini ambientali nel
Codice penale, dando così più forza e più strumenti di indagine alle forze dell’ordine che combattono le ecomafie. Le nuove norme, abbondantemente discusse e condivise anche in questa legislatura, dovranno essere sottoposte a un rapido esame parlamentare per l’approvazione definitiva.
Città
PRIMA DI TUTTO, LA MOBILITÀ
Impegnarsi per dare priorità agli investimenti per la mobilità pubblica urbana. È sui treni pendolari, sulle metropolitane, sui tram e sul trasporto pubblico che deve confluire la maggior parte delle risorse pubbliche, escludendo investimenti in nuove infrastrutture autostradali, perché è nelle città che si concentra la maggiore domanda di mobilità e perché è qui che si gioca una delle sfide più importanti per ridurre le emissioni.
Aree protette
I PARCHI PER CAMBIARE
I Parchi sono strumenti fondamentali per conservare la biodiversità e promuovere la qualità territoriale e lo sviluppo sostenibile di tante aree di pregio del nostro Paese. Ma il loro contributo è oggi più che mai necessario anche per fermare i cambiamenti climatici, la desertificazione e il dissesto idrogeologico. Per rilanciare il ruolo e potenziare il sistema delle aree protette, si deve prioritariamente svolgere la terza conferenza per le aree protette, integrare la legislazione per la tutela delle aree marine protette con le norme sui parchi nazionali e trasferire la gestione delle riserve naturali dello Stato ai Parchi. Occorre un nuovo impegno per garantire e qualificare l’autonomia degli Enti parchi, anche attraverso nuove regole per la nomina di presidenti, direttori e consiglieri; per adottare strumenti fondamentali come il Piano nazionale per la biodiversità, e valorizzare il progetto Appennino Parco d’Europa (la Rete Ecologica Nazionale e i Siti Natura 2000), che garantiscano all’Italia un ruolo importante nelle strategie internazionali di conservazione della natura.
Agricoltura
PIÙ BIOLOGICO, MENO OGM
Impegno per un forte rilancio dell’agricoltura biologica nel nostro paese puntando a un raddoppio della percentuale di territorio coltivato (dall’8 al 16%). È fondamentale riprendere in Parlamento la discussione del disegno di legge sul biologico prevedendo misure più severe in materia di contaminazione accidentale da ogm di quelle previste dal regolamento comunitario (fino allo 0,9%). Partendo dalla grande partecipazione popolare alla consultazione promossa dalla coalizione "Liberi da Ogm", chiediamo infine un impegno a contrastare l’introduzione di organismi geneticamente modificati nell’agricoltura italiana, anche per tutelare il nostro patrimonio enogastronomico e le produzioni di qualità, biologiche e tipiche legate al territorio.
Fisco
MENO TASSE PER CHI NON INQUINA
Impegno, a partire già dalla prossima Finanziaria, a spostare la pressione fiscale dalle imprese e dal lavoro alla produzione e ai consumi di energia, inaugurando un modello che riduca le tasse a chi risparmia energia e non inquina e, al contrario, aumenti l’imposizione sui consumi di energia (secondo la quantità di emissioni di CO2) e sulle auto inefficienti. Occorre orientare il sistema produttivo favorendo consumi e comportamenti efficienti e virtuosi e penalizzando sprechi, tecnologie obsolete e consumo di suolo. Occorre prevedere la possibilità di tasse o tariffe locali di scopo legate al consumo di risorse e finalizzate al miglioramento ambientale. Impegno a porre fine alla pratica della rottamazione degli autoveicoli, che da tempo ha esaurito i suoi effetti positivi sull’ambiente.
Formazione
UNA SCUOLA CAPACE DI FUTURO
Il miglioramento del sistema formativo è una delle principali condizioni per consentire al paese di rispondere
alle sfide di oggi e di domani. Serve più cultura per tutti, anche attraverso l’innalzamento della frequenza della scuola, per coprire le differenze sociali che in forma sempre più rigida si stanno impadronendo del Paese. Serve una scuola pubblica di qualità, capace di mettere in condizione tutti di affrontare le sfide culturali e ambientali del prossimo futuro, di costruire cittadinanza e partecipazione delle giovani generazioni. Non è più rinviabile un serio investimento economico e finanziario sugli insegnanti.
Ricerca
3% DEL PIL PER LA RICERCA
Impegno a investire sulla ricerca, in modo da raggiungere l’obiettivo fissato con la Strategia di Lisbona dell’Ue del 3% del Pil per ricerca e sviluppo, così da promuovere processi di innovazione nella produzione e consumo di energia, nella produzione di beni e stili di vita sempre più ecocompatibili, che mettano l'Italia in condizione di competere anche in Europa. Attuare politiche che, anche promuovendo la ricerca privata, affidino alla ricerca pubblica il ruolo di indirizzo intorno agli interessi strategici del Paese.
Territorio
SALVARE IL PAESAGGIO E FERMARE IL CONSUMO DI SUOLO
Negli ultimi decenni il territorio italiano ha visto un processo di diffusione insediativa senza paragoni storici, il consumo di nuovi suoli spinto dalla bolla immobiliare ha cambiato a fondo i caratteri di tanti paesaggi italiani. È necessario un impegno straordinario per bloccare questa deriva puntando con forza su misure che prevedano il riutilizzo dell’esistente e l’apertura di una stagione di manutenzione straordinaria del territorio. Per cambiare prospettiva occorre un impegno forte a completare i piani paesaggistici in tutte le Regioni italiane per dare regole condivise di tutela e valorizzazione, regole più chiare di repressione dell’abusivismo edilizio, nuove politiche di riqualificazione delle aree degradate e recupero delle aree dismesse. Ma occorre anche agire sui meccanismi di fiscalità locale che fino ad oggi hanno reso dipendenti le casse degli enti locali dalla dissipazione di una risorsa non rinnovabile qual è il suolo.
Sussidiarietà
SOSTENERE IL TERZO SETTORE E LA COOPERAZIONE
È necessario costruire un nuovo rapporto tra Stato e società, che faccia tesoro del principio di sussidiarietà per dare risposte sempre più puntuali e vicine ai reali bisogni dei cittadini. Uno Stato efficiente e autorevole deve riconoscere e valorizzare il contributo dei 15 milioni di volontari del Terzo settore (dal volontariato nel sociale a quello che opera nella protezione civile e nelle associazioni ambientaliste) che rappresentano uno dei momenti di eccellenza del nostro Paese. Per questo è indispensabile rendere strutturale la misura del 5 per mille destinato alle associazioni no profit e devono crescere le risorse per la cooperazione internazionale in modo da raggiungere subito lo 0,35% del Pil per arrivare allo 0,7% entro tre anni.
Piccoli comuni
UNA LEGGE PER LA PICCOLA GRANDE ITALIA
Impegnarsi per l’approvazione della legge per i Comuni al di sotto dei 5.000 abitanti, il modo migliore per combattere il declino di questi territori e rilanciarne il ruolo sociale ed economico, per valorizzare l’importanza dei luoghi e delle identità, della qualità e dell’innovazione. I piccoli comuni rappresentano un’occasione storica di sviluppo moderno ed equilibrato del nostro paese, rimodulando il rapporto tra aree del territorio, favorendo pratiche economiche e culturali, che garantiscano la qualità della vita in questi territori e la diffusione di tecnologie innovative, come il wi-fi e la banda larga.

martedì 25 marzo 2008

UN’IDEA SEMPLICE

Negli ultimi mesi tutti i nostri politici si sono resi conto della difficile situazione di molte famiglie italiane che non riescono più ad arrivare a fine mese. Il reddito di queste famiglie negli ultimi anni non è cresciuto parallelamente all’aumento dei prezzi. E i prezzi come sappiamo sono aumentati molto, inizialmente per via di chi (non solo i commercianti al dettaglio) ha approfittato del cambio lira/euro e poi soprattutto per l’aumento del costo del petrolio che causa -a catena- una serie di aumenti anche sui generi di prima necessità. A fronte di questa difficile situazione, da molti esponenti della ex maggioranza e dell’opposizione si è proposto un aumento degli stipendi netti, tramite una diminuzione delle imposte a carico del lavoratore, o comunque altre iniziative per aumentare il potere d’acquisto dei salari.

In questi due anni il governo ha anche cercato di creare le condizioni per un maggiore sviluppo del settore dell’energia “pulita”, in particolare dell’energia solare, tramite sgravi fiscali che favoriscano l’installazione di pannelli solari e il risparmio energetico. Anche le amministrazioni locali stanno cominciando a muoversi in tal senso e già diversi comuni hanno inserito l’obbligo, nei Piani Regolatori, di installare pannelli solari nelle nuove costruzioni. La produzione di energia derivante da fonti alternative al petrolio non è solo una questione ambientale che riguarda la lotta all’effetto serra, ma può anche aiutare l’Italia ad uscire dalla dipendenza energetica dall’estero con benefici sulla bilancia dei pagamenti e sulla minore dipendenza dell’inflazione dalle variazioni di prezzo del petrolio.

Nonostante il trend delle installazioni di pannelli solari e del fotovoltaico indichi un deciso aumento rispetto al passato, a questa velocità perché la produzione nazionale di energia “pulita” possa diventare quantitativamente rilevante, dovranno passare molti anni. Per accelerare il processo e dare un contributo massiccio all’ambiente e all’economia italiana nel breve periodo, ci vorrebbe un “colpo di reni”, uno sforzo particolare.

Una possibile soluzione che affronti insieme il problema del basso potere d’acquisto della famiglie e la necessità di sviluppare le “energie pulite”, potrebbe esserci. Si tratta di destinare alle famiglie con reddito più basso non un aiuto economico una tantum e neanche (o non solo) un aumento dello stipendio netto, ma un contributo molto elevato (per esempio l’80% del costo) per l’installazione di pannelli solari o fotovoltaici.
E’ un’idea semplice, che permetterebbe nello stesso tempo di
- aiutare le famiglie più povere a risparmiare notevolmente e per molti anni sulla spesa energetica
- dare un impulso forte al mercato dei pannelli solari, con aumento dei posti di lavoro e della ricchezza che gira
- contribuire a lottare contro l’effetto serra (anche per rispettare gli impegni internazionali che l’Italia si è presa)
- contribuire a diminuire la dipendenza italiana dal petrolio e migliorare la nostra bilancia dei pagamenti.

Naturalmente questa è solo una proposta di massima che faccio al Governo che verrà. Va verificata la fattibilità finanziaria, la capacità del mercato di rispondere agli aumenti di domanda e vanno trovate forme di aiuto anche per chi non ha possibilità di installare i pannelli (penso alle gente in affitto). Ma nonostante questo credo sia una ipotesi interessante che valga la pena di approfondire.

Luca Musumeci
Ecodemocratici Veneto

venerdì 21 marzo 2008



venerdì 29 febbraio 2008

Nuovo sito-blog degli EcoDemocratici del Veneto

Nuovo sito-blog degli EcoDemocratici del Veneto.