giovedì 27 marzo 2008
Scheda sui risultati del Rapporto “La rivoluzione dell’efficienza”
Milano, 13 febbraio 2007
In questa scheda si riportano i principali risultati del Rapporto elaborato dal
gruppo di ricerca eERG del Politecnico di Milano su incarico di Greenpeace.
1. Esiste in Italia un significativo potenziale tecnico di risparmio negli
usi dell’elettricità. Il rapporto ha calcolato il potenziale di efficienza
tecnicamente disponibile da ora al 2020, anno nel quale si prevede un
consumo di 423 miliardi di kilowattora/anno:
103 miliardi di kilowattora/anno sono risparmiabili con tecnologie già
disponibili e di cui si conoscono i costi
35 miliardi di kilowattora/anno sono risparmiabili con tecnologie già
disponibili ma di cui non è stato possibile valutare con sufficiente
precisione i costi.
2. La maggior parte del potenziale di risparmio è economicamente
conveniente. Ben 83 dei 103 miliardi di kilowattora/anno identificati sono
economicamente convenienti rispetto alla fornitura di elettricità da nuovi
impianti. Questi 83 miliardi di kilowattora/anno economicamente convenienti si
situano per il 47% nell’industria, per il 33% nel settore terziario commerciale,
per il 7% nel settore dei servizi pubblici e il 13% nel settore residenziale.
3. Il potenziale ottenibile al 2020. Con un insieme di strumenti e
programmi mirati, da oggi al 2020 è possibile ottenere un risparmio di 98
miliardi di kilowattora/anno, di cui 80 sono tra quelli economicamente
convenienti e 18 riguardano altre misure e tecnologie per le quali non vengono
fornite valutazioni economiche. Tra queste ultime alcune (gli stand-by a basso
consumo) hanno spesso costi bassi, anche se qui non stimati nel dettaglio data
la grande varietà di forme tecnologiche sotto cui possono presentarsi.
4. I valori di risparmio energetico calcolati sono ampiamente
cautelativi. I valori ottenuti dalle simulazioni si possono considerare una
sottostima per diverse ragioni, tra cui:
1) l’efficienza delle tecnologie sostitutive è quella già disponibile al 2006 e
quindi non vengono considerati i miglioramenti tecnologici futuri;
2) i costi (extracosti rispetto alle tecnologie standard) delle tecnologie più
efficienti sono assunti costanti in questo studio mentre l’esperienza di altri
Paesi (come il Regno Unito) mostra che le politiche di incentivazione
espandendo la produzione e distribuzione delle nuove tecnologie ne riducono i
costi (dal 30 al 50%);
3) in questo studio si sono valutati nel complesso 120 utilizzi dell’elettricità (su
cui ci sono maggiori informazioni e dati) rispetto ai 280 circa del precedente
studio di F.Krause per il Ministero Dell’Ambiente1; per esempio non è stata
inclusa nel calcolo una stima di risparmi nell’uso finale per condizionamento
dell’aria per la scarsità di analisi aggregate disponibili.
4) nei calcoli il costo dell’elettricità è previsto cautelativamente in lieve
diminuzione, cosa che riduce ulteriormente l’ambito della convenienza
economica delle tecnologie efficienti.
5. Il costo del risparmio di elettricità. Oggi l’elettricità viene scambiata a
un prezzo all’ingrosso che oscilla intorno ai 6,5 centesimi di euro al
kilowattora. Il costo di riferimento dell’elettricità nei calcoli è assunto oscillare
tra 5,5 e 6,3 centesimi al kilowattora. Il costo medio del kilowattora
risparmiato è inferiore ai 5,4 centesimi di euro, quindi inferiore non
solo al prezzo del’elettricità all’utente finale, ma addirittura al prezzo
attuale all’ingrosso.
6. Investimenti, beneficio economico, beneficio ambientale, beneficio
occupazionale.
Nel complesso per raccogliere il potenziale economicamente conveniente
occorrerebbero investimenti in tecnologie e programmi per circa 80 miliardi di
euro (circa 5,7 miliardi/anno negli anni dal 2007 al 2020), con un beneficio
economico che si protrarrà nel tempo fino al 2040.
Il Beneficio economico cumulato netto, cioè la riduzione della bolletta elettrica
meno gli investimenti sopra citati, risulterebbe di 65 miliardi di euro attuali.
Al 2020 si avrebbero circa 50 milioni di tonnellate/anno di CO2 emessa in
meno rispetto alle previsioni.
In termini occupazionali, in base a una analisi di casi internazionali, si stima un
aumento dell’occupazione tra 46 000 e 80 000 posti di lavoro per 14 anni.
7. Esempi relativi alle principali tecnologie efficienti incluse nello
studio.
Lampade fluorescenti compatte consumano il 70-80% in meno di quelle
a incandescenza e alogene.
Illuminazione per interni e stradale con lampade ad alta efficienza e
sistemi di alimentazione e regolazione elettronica consente di risparmiare
il 30-40% rispetto agli impianti standard
Motori efficienti e a velocità variabile consumano il 40-50% rispetto alle
tecnologie standard e hanno applicazioni amplissime (sistemi di
pompaggio, movimentazione materiali, sistemi di ventilazione, ecc.)
Le tecnologie di refrigerazione residenziale e industriale a basso
consumo, risparmiano il 40-60% rispetto a quelle standard
Col miglioramento dei sistemi di produzione e distribuzione di aria
compressa in campo industriale si può risparmiare fino al 40%.
Milano, 13 febbraio 2007
In questa scheda si riportano i principali risultati del Rapporto elaborato dal
gruppo di ricerca eERG del Politecnico di Milano su incarico di Greenpeace.
1. Esiste in Italia un significativo potenziale tecnico di risparmio negli
usi dell’elettricità. Il rapporto ha calcolato il potenziale di efficienza
tecnicamente disponibile da ora al 2020, anno nel quale si prevede un
consumo di 423 miliardi di kilowattora/anno:
103 miliardi di kilowattora/anno sono risparmiabili con tecnologie già
disponibili e di cui si conoscono i costi
35 miliardi di kilowattora/anno sono risparmiabili con tecnologie già
disponibili ma di cui non è stato possibile valutare con sufficiente
precisione i costi.
2. La maggior parte del potenziale di risparmio è economicamente
conveniente. Ben 83 dei 103 miliardi di kilowattora/anno identificati sono
economicamente convenienti rispetto alla fornitura di elettricità da nuovi
impianti. Questi 83 miliardi di kilowattora/anno economicamente convenienti si
situano per il 47% nell’industria, per il 33% nel settore terziario commerciale,
per il 7% nel settore dei servizi pubblici e il 13% nel settore residenziale.
3. Il potenziale ottenibile al 2020. Con un insieme di strumenti e
programmi mirati, da oggi al 2020 è possibile ottenere un risparmio di 98
miliardi di kilowattora/anno, di cui 80 sono tra quelli economicamente
convenienti e 18 riguardano altre misure e tecnologie per le quali non vengono
fornite valutazioni economiche. Tra queste ultime alcune (gli stand-by a basso
consumo) hanno spesso costi bassi, anche se qui non stimati nel dettaglio data
la grande varietà di forme tecnologiche sotto cui possono presentarsi.
4. I valori di risparmio energetico calcolati sono ampiamente
cautelativi. I valori ottenuti dalle simulazioni si possono considerare una
sottostima per diverse ragioni, tra cui:
1) l’efficienza delle tecnologie sostitutive è quella già disponibile al 2006 e
quindi non vengono considerati i miglioramenti tecnologici futuri;
2) i costi (extracosti rispetto alle tecnologie standard) delle tecnologie più
efficienti sono assunti costanti in questo studio mentre l’esperienza di altri
Paesi (come il Regno Unito) mostra che le politiche di incentivazione
espandendo la produzione e distribuzione delle nuove tecnologie ne riducono i
costi (dal 30 al 50%);
3) in questo studio si sono valutati nel complesso 120 utilizzi dell’elettricità (su
cui ci sono maggiori informazioni e dati) rispetto ai 280 circa del precedente
studio di F.Krause per il Ministero Dell’Ambiente1; per esempio non è stata
inclusa nel calcolo una stima di risparmi nell’uso finale per condizionamento
dell’aria per la scarsità di analisi aggregate disponibili.
4) nei calcoli il costo dell’elettricità è previsto cautelativamente in lieve
diminuzione, cosa che riduce ulteriormente l’ambito della convenienza
economica delle tecnologie efficienti.
5. Il costo del risparmio di elettricità. Oggi l’elettricità viene scambiata a
un prezzo all’ingrosso che oscilla intorno ai 6,5 centesimi di euro al
kilowattora. Il costo di riferimento dell’elettricità nei calcoli è assunto oscillare
tra 5,5 e 6,3 centesimi al kilowattora. Il costo medio del kilowattora
risparmiato è inferiore ai 5,4 centesimi di euro, quindi inferiore non
solo al prezzo del’elettricità all’utente finale, ma addirittura al prezzo
attuale all’ingrosso.
6. Investimenti, beneficio economico, beneficio ambientale, beneficio
occupazionale.
Nel complesso per raccogliere il potenziale economicamente conveniente
occorrerebbero investimenti in tecnologie e programmi per circa 80 miliardi di
euro (circa 5,7 miliardi/anno negli anni dal 2007 al 2020), con un beneficio
economico che si protrarrà nel tempo fino al 2040.
Il Beneficio economico cumulato netto, cioè la riduzione della bolletta elettrica
meno gli investimenti sopra citati, risulterebbe di 65 miliardi di euro attuali.
Al 2020 si avrebbero circa 50 milioni di tonnellate/anno di CO2 emessa in
meno rispetto alle previsioni.
In termini occupazionali, in base a una analisi di casi internazionali, si stima un
aumento dell’occupazione tra 46 000 e 80 000 posti di lavoro per 14 anni.
7. Esempi relativi alle principali tecnologie efficienti incluse nello
studio.
Lampade fluorescenti compatte consumano il 70-80% in meno di quelle
a incandescenza e alogene.
Illuminazione per interni e stradale con lampade ad alta efficienza e
sistemi di alimentazione e regolazione elettronica consente di risparmiare
il 30-40% rispetto agli impianti standard
Motori efficienti e a velocità variabile consumano il 40-50% rispetto alle
tecnologie standard e hanno applicazioni amplissime (sistemi di
pompaggio, movimentazione materiali, sistemi di ventilazione, ecc.)
Le tecnologie di refrigerazione residenziale e industriale a basso
consumo, risparmiano il 40-60% rispetto a quelle standard
Col miglioramento dei sistemi di produzione e distribuzione di aria
compressa in campo industriale si può risparmiare fino al 40%.
LEGAMBIENTE
PATTO PER L’AMBIENTE
13 PROPOSTE PER UN’ITALIA PIÙ MODERNA
Legambiente chiede a tutti i candidati alle prossime elezioni politiche di sottoscrivere un "Patto per l’ambiente", ovvero tredici impegni che possono essere assunti durante la prossima legislatura da ciascun eletto per ridurre l’effetto serra e l’inquinamento, per rendere più vivibili le nostre città, per la realizzazione delle infrastrutture indispensabili, per combattere i nemici del territorio, per conservare e valorizzare le ricchezze del nostro Paese, per costruire un’Italia più moderna, più pulita e più civile che sappia fare della sfida ambientale un’occasione per crescere e vincere.
CO2
STOP AI CAMBIAMENTI CLIMATICI
L’Italia deve assumere come prioritaria la sfida dell’innovazione energetica e del clima lanciata al mondo dall’Unione Europea, il cosiddetto 20-20-20, che prevede una riduzione del 20% delle emissioni di gas serra e dei consumi energetici e il raggiungimento di almeno il 20% di energia da fonti rinnovabili entro il 2020, in un prospettiva di definitiva fuoriuscita dalla dipendenza dalle fonti fossili. Per questo occorre convocare entro un anno una conferenza nazionale su energia e clima che arrivi a definire priorità, quote di emissione di CO2 e obiettivi di intervento, anche a livello regionale, capaci di orientare l’economia, i trasporti, gli usi civili verso l’innovazione energetica. Occorre utilizzare la leva fiscale, premiando i comportamenti virtuosi, l’efficienza e la diffusione fonti delle rinnovabili e ribadire il rifiuto di ogni ipotesi di ritorno al nucleare.
Rifiuti
MENO DISCARICHE CON LE 4 R
Un impegno a ridurre la produzione di rifiuti e a rendere più convenienti la raccolta differenziata, il recupero delle materie prime e il riciclo, attraverso incisive misure di incentivazione, anche di natura fiscale, sul modello della tariffazione, e la revisione della normativa in materia di ecotassa, penalizzando ulteriormente lo smaltimento in discarica a favore della riduzione della produzione dei rifiuti e del riciclaggio. Impegno a completare la filiera con il recupero di energia, escludendo però il ritorno a forme di incentivazione economica vietate dalle norme europee, come il vecchio Cip6, per ridurre fortemente lo smaltimento in discarica.
Ecomostri
MAI PIÙ CONDONI
Impegno a non promuovere, sostenere o avallare provvedimenti di condono edilizio. Impegno per un piano pluriennale di abbattimento di "ecomostri", almeno 10 all’anno, con la contestuale riqualificazione dell’area e per l’approvazione di una norma che preveda una più spedita procedura di acquisizione e demolizione degli edifici abusivi.
Ecomafie
CRIMINI AMBIENTALI NEL CODICE PENALE
Impegnarsi per approvare nei primi 100 giorni il provvedimento di legge che inserisce i crimini ambientali nel
Codice penale, dando così più forza e più strumenti di indagine alle forze dell’ordine che combattono le ecomafie. Le nuove norme, abbondantemente discusse e condivise anche in questa legislatura, dovranno essere sottoposte a un rapido esame parlamentare per l’approvazione definitiva.
Città
PRIMA DI TUTTO, LA MOBILITÀ
Impegnarsi per dare priorità agli investimenti per la mobilità pubblica urbana. È sui treni pendolari, sulle metropolitane, sui tram e sul trasporto pubblico che deve confluire la maggior parte delle risorse pubbliche, escludendo investimenti in nuove infrastrutture autostradali, perché è nelle città che si concentra la maggiore domanda di mobilità e perché è qui che si gioca una delle sfide più importanti per ridurre le emissioni.
Aree protette
I PARCHI PER CAMBIARE
I Parchi sono strumenti fondamentali per conservare la biodiversità e promuovere la qualità territoriale e lo sviluppo sostenibile di tante aree di pregio del nostro Paese. Ma il loro contributo è oggi più che mai necessario anche per fermare i cambiamenti climatici, la desertificazione e il dissesto idrogeologico. Per rilanciare il ruolo e potenziare il sistema delle aree protette, si deve prioritariamente svolgere la terza conferenza per le aree protette, integrare la legislazione per la tutela delle aree marine protette con le norme sui parchi nazionali e trasferire la gestione delle riserve naturali dello Stato ai Parchi. Occorre un nuovo impegno per garantire e qualificare l’autonomia degli Enti parchi, anche attraverso nuove regole per la nomina di presidenti, direttori e consiglieri; per adottare strumenti fondamentali come il Piano nazionale per la biodiversità, e valorizzare il progetto Appennino Parco d’Europa (la Rete Ecologica Nazionale e i Siti Natura 2000), che garantiscano all’Italia un ruolo importante nelle strategie internazionali di conservazione della natura.
Agricoltura
PIÙ BIOLOGICO, MENO OGM
Impegno per un forte rilancio dell’agricoltura biologica nel nostro paese puntando a un raddoppio della percentuale di territorio coltivato (dall’8 al 16%). È fondamentale riprendere in Parlamento la discussione del disegno di legge sul biologico prevedendo misure più severe in materia di contaminazione accidentale da ogm di quelle previste dal regolamento comunitario (fino allo 0,9%). Partendo dalla grande partecipazione popolare alla consultazione promossa dalla coalizione "Liberi da Ogm", chiediamo infine un impegno a contrastare l’introduzione di organismi geneticamente modificati nell’agricoltura italiana, anche per tutelare il nostro patrimonio enogastronomico e le produzioni di qualità, biologiche e tipiche legate al territorio.
Fisco
MENO TASSE PER CHI NON INQUINA
Impegno, a partire già dalla prossima Finanziaria, a spostare la pressione fiscale dalle imprese e dal lavoro alla produzione e ai consumi di energia, inaugurando un modello che riduca le tasse a chi risparmia energia e non inquina e, al contrario, aumenti l’imposizione sui consumi di energia (secondo la quantità di emissioni di CO2) e sulle auto inefficienti. Occorre orientare il sistema produttivo favorendo consumi e comportamenti efficienti e virtuosi e penalizzando sprechi, tecnologie obsolete e consumo di suolo. Occorre prevedere la possibilità di tasse o tariffe locali di scopo legate al consumo di risorse e finalizzate al miglioramento ambientale. Impegno a porre fine alla pratica della rottamazione degli autoveicoli, che da tempo ha esaurito i suoi effetti positivi sull’ambiente.
Formazione
UNA SCUOLA CAPACE DI FUTURO
Il miglioramento del sistema formativo è una delle principali condizioni per consentire al paese di rispondere
alle sfide di oggi e di domani. Serve più cultura per tutti, anche attraverso l’innalzamento della frequenza della scuola, per coprire le differenze sociali che in forma sempre più rigida si stanno impadronendo del Paese. Serve una scuola pubblica di qualità, capace di mettere in condizione tutti di affrontare le sfide culturali e ambientali del prossimo futuro, di costruire cittadinanza e partecipazione delle giovani generazioni. Non è più rinviabile un serio investimento economico e finanziario sugli insegnanti.
Ricerca
3% DEL PIL PER LA RICERCA
Impegno a investire sulla ricerca, in modo da raggiungere l’obiettivo fissato con la Strategia di Lisbona dell’Ue del 3% del Pil per ricerca e sviluppo, così da promuovere processi di innovazione nella produzione e consumo di energia, nella produzione di beni e stili di vita sempre più ecocompatibili, che mettano l'Italia in condizione di competere anche in Europa. Attuare politiche che, anche promuovendo la ricerca privata, affidino alla ricerca pubblica il ruolo di indirizzo intorno agli interessi strategici del Paese.
Territorio
SALVARE IL PAESAGGIO E FERMARE IL CONSUMO DI SUOLO
Negli ultimi decenni il territorio italiano ha visto un processo di diffusione insediativa senza paragoni storici, il consumo di nuovi suoli spinto dalla bolla immobiliare ha cambiato a fondo i caratteri di tanti paesaggi italiani. È necessario un impegno straordinario per bloccare questa deriva puntando con forza su misure che prevedano il riutilizzo dell’esistente e l’apertura di una stagione di manutenzione straordinaria del territorio. Per cambiare prospettiva occorre un impegno forte a completare i piani paesaggistici in tutte le Regioni italiane per dare regole condivise di tutela e valorizzazione, regole più chiare di repressione dell’abusivismo edilizio, nuove politiche di riqualificazione delle aree degradate e recupero delle aree dismesse. Ma occorre anche agire sui meccanismi di fiscalità locale che fino ad oggi hanno reso dipendenti le casse degli enti locali dalla dissipazione di una risorsa non rinnovabile qual è il suolo.
Sussidiarietà
SOSTENERE IL TERZO SETTORE E LA COOPERAZIONE
È necessario costruire un nuovo rapporto tra Stato e società, che faccia tesoro del principio di sussidiarietà per dare risposte sempre più puntuali e vicine ai reali bisogni dei cittadini. Uno Stato efficiente e autorevole deve riconoscere e valorizzare il contributo dei 15 milioni di volontari del Terzo settore (dal volontariato nel sociale a quello che opera nella protezione civile e nelle associazioni ambientaliste) che rappresentano uno dei momenti di eccellenza del nostro Paese. Per questo è indispensabile rendere strutturale la misura del 5 per mille destinato alle associazioni no profit e devono crescere le risorse per la cooperazione internazionale in modo da raggiungere subito lo 0,35% del Pil per arrivare allo 0,7% entro tre anni.
Piccoli comuni
UNA LEGGE PER LA PICCOLA GRANDE ITALIA
Impegnarsi per l’approvazione della legge per i Comuni al di sotto dei 5.000 abitanti, il modo migliore per combattere il declino di questi territori e rilanciarne il ruolo sociale ed economico, per valorizzare l’importanza dei luoghi e delle identità, della qualità e dell’innovazione. I piccoli comuni rappresentano un’occasione storica di sviluppo moderno ed equilibrato del nostro paese, rimodulando il rapporto tra aree del territorio, favorendo pratiche economiche e culturali, che garantiscano la qualità della vita in questi territori e la diffusione di tecnologie innovative, come il wi-fi e la banda larga.
PATTO PER L’AMBIENTE
13 PROPOSTE PER UN’ITALIA PIÙ MODERNA
Legambiente chiede a tutti i candidati alle prossime elezioni politiche di sottoscrivere un "Patto per l’ambiente", ovvero tredici impegni che possono essere assunti durante la prossima legislatura da ciascun eletto per ridurre l’effetto serra e l’inquinamento, per rendere più vivibili le nostre città, per la realizzazione delle infrastrutture indispensabili, per combattere i nemici del territorio, per conservare e valorizzare le ricchezze del nostro Paese, per costruire un’Italia più moderna, più pulita e più civile che sappia fare della sfida ambientale un’occasione per crescere e vincere.
CO2
STOP AI CAMBIAMENTI CLIMATICI
L’Italia deve assumere come prioritaria la sfida dell’innovazione energetica e del clima lanciata al mondo dall’Unione Europea, il cosiddetto 20-20-20, che prevede una riduzione del 20% delle emissioni di gas serra e dei consumi energetici e il raggiungimento di almeno il 20% di energia da fonti rinnovabili entro il 2020, in un prospettiva di definitiva fuoriuscita dalla dipendenza dalle fonti fossili. Per questo occorre convocare entro un anno una conferenza nazionale su energia e clima che arrivi a definire priorità, quote di emissione di CO2 e obiettivi di intervento, anche a livello regionale, capaci di orientare l’economia, i trasporti, gli usi civili verso l’innovazione energetica. Occorre utilizzare la leva fiscale, premiando i comportamenti virtuosi, l’efficienza e la diffusione fonti delle rinnovabili e ribadire il rifiuto di ogni ipotesi di ritorno al nucleare.
Rifiuti
MENO DISCARICHE CON LE 4 R
Un impegno a ridurre la produzione di rifiuti e a rendere più convenienti la raccolta differenziata, il recupero delle materie prime e il riciclo, attraverso incisive misure di incentivazione, anche di natura fiscale, sul modello della tariffazione, e la revisione della normativa in materia di ecotassa, penalizzando ulteriormente lo smaltimento in discarica a favore della riduzione della produzione dei rifiuti e del riciclaggio. Impegno a completare la filiera con il recupero di energia, escludendo però il ritorno a forme di incentivazione economica vietate dalle norme europee, come il vecchio Cip6, per ridurre fortemente lo smaltimento in discarica.
Ecomostri
MAI PIÙ CONDONI
Impegno a non promuovere, sostenere o avallare provvedimenti di condono edilizio. Impegno per un piano pluriennale di abbattimento di "ecomostri", almeno 10 all’anno, con la contestuale riqualificazione dell’area e per l’approvazione di una norma che preveda una più spedita procedura di acquisizione e demolizione degli edifici abusivi.
Ecomafie
CRIMINI AMBIENTALI NEL CODICE PENALE
Impegnarsi per approvare nei primi 100 giorni il provvedimento di legge che inserisce i crimini ambientali nel
Codice penale, dando così più forza e più strumenti di indagine alle forze dell’ordine che combattono le ecomafie. Le nuove norme, abbondantemente discusse e condivise anche in questa legislatura, dovranno essere sottoposte a un rapido esame parlamentare per l’approvazione definitiva.
Città
PRIMA DI TUTTO, LA MOBILITÀ
Impegnarsi per dare priorità agli investimenti per la mobilità pubblica urbana. È sui treni pendolari, sulle metropolitane, sui tram e sul trasporto pubblico che deve confluire la maggior parte delle risorse pubbliche, escludendo investimenti in nuove infrastrutture autostradali, perché è nelle città che si concentra la maggiore domanda di mobilità e perché è qui che si gioca una delle sfide più importanti per ridurre le emissioni.
Aree protette
I PARCHI PER CAMBIARE
I Parchi sono strumenti fondamentali per conservare la biodiversità e promuovere la qualità territoriale e lo sviluppo sostenibile di tante aree di pregio del nostro Paese. Ma il loro contributo è oggi più che mai necessario anche per fermare i cambiamenti climatici, la desertificazione e il dissesto idrogeologico. Per rilanciare il ruolo e potenziare il sistema delle aree protette, si deve prioritariamente svolgere la terza conferenza per le aree protette, integrare la legislazione per la tutela delle aree marine protette con le norme sui parchi nazionali e trasferire la gestione delle riserve naturali dello Stato ai Parchi. Occorre un nuovo impegno per garantire e qualificare l’autonomia degli Enti parchi, anche attraverso nuove regole per la nomina di presidenti, direttori e consiglieri; per adottare strumenti fondamentali come il Piano nazionale per la biodiversità, e valorizzare il progetto Appennino Parco d’Europa (la Rete Ecologica Nazionale e i Siti Natura 2000), che garantiscano all’Italia un ruolo importante nelle strategie internazionali di conservazione della natura.
Agricoltura
PIÙ BIOLOGICO, MENO OGM
Impegno per un forte rilancio dell’agricoltura biologica nel nostro paese puntando a un raddoppio della percentuale di territorio coltivato (dall’8 al 16%). È fondamentale riprendere in Parlamento la discussione del disegno di legge sul biologico prevedendo misure più severe in materia di contaminazione accidentale da ogm di quelle previste dal regolamento comunitario (fino allo 0,9%). Partendo dalla grande partecipazione popolare alla consultazione promossa dalla coalizione "Liberi da Ogm", chiediamo infine un impegno a contrastare l’introduzione di organismi geneticamente modificati nell’agricoltura italiana, anche per tutelare il nostro patrimonio enogastronomico e le produzioni di qualità, biologiche e tipiche legate al territorio.
Fisco
MENO TASSE PER CHI NON INQUINA
Impegno, a partire già dalla prossima Finanziaria, a spostare la pressione fiscale dalle imprese e dal lavoro alla produzione e ai consumi di energia, inaugurando un modello che riduca le tasse a chi risparmia energia e non inquina e, al contrario, aumenti l’imposizione sui consumi di energia (secondo la quantità di emissioni di CO2) e sulle auto inefficienti. Occorre orientare il sistema produttivo favorendo consumi e comportamenti efficienti e virtuosi e penalizzando sprechi, tecnologie obsolete e consumo di suolo. Occorre prevedere la possibilità di tasse o tariffe locali di scopo legate al consumo di risorse e finalizzate al miglioramento ambientale. Impegno a porre fine alla pratica della rottamazione degli autoveicoli, che da tempo ha esaurito i suoi effetti positivi sull’ambiente.
Formazione
UNA SCUOLA CAPACE DI FUTURO
Il miglioramento del sistema formativo è una delle principali condizioni per consentire al paese di rispondere
alle sfide di oggi e di domani. Serve più cultura per tutti, anche attraverso l’innalzamento della frequenza della scuola, per coprire le differenze sociali che in forma sempre più rigida si stanno impadronendo del Paese. Serve una scuola pubblica di qualità, capace di mettere in condizione tutti di affrontare le sfide culturali e ambientali del prossimo futuro, di costruire cittadinanza e partecipazione delle giovani generazioni. Non è più rinviabile un serio investimento economico e finanziario sugli insegnanti.
Ricerca
3% DEL PIL PER LA RICERCA
Impegno a investire sulla ricerca, in modo da raggiungere l’obiettivo fissato con la Strategia di Lisbona dell’Ue del 3% del Pil per ricerca e sviluppo, così da promuovere processi di innovazione nella produzione e consumo di energia, nella produzione di beni e stili di vita sempre più ecocompatibili, che mettano l'Italia in condizione di competere anche in Europa. Attuare politiche che, anche promuovendo la ricerca privata, affidino alla ricerca pubblica il ruolo di indirizzo intorno agli interessi strategici del Paese.
Territorio
SALVARE IL PAESAGGIO E FERMARE IL CONSUMO DI SUOLO
Negli ultimi decenni il territorio italiano ha visto un processo di diffusione insediativa senza paragoni storici, il consumo di nuovi suoli spinto dalla bolla immobiliare ha cambiato a fondo i caratteri di tanti paesaggi italiani. È necessario un impegno straordinario per bloccare questa deriva puntando con forza su misure che prevedano il riutilizzo dell’esistente e l’apertura di una stagione di manutenzione straordinaria del territorio. Per cambiare prospettiva occorre un impegno forte a completare i piani paesaggistici in tutte le Regioni italiane per dare regole condivise di tutela e valorizzazione, regole più chiare di repressione dell’abusivismo edilizio, nuove politiche di riqualificazione delle aree degradate e recupero delle aree dismesse. Ma occorre anche agire sui meccanismi di fiscalità locale che fino ad oggi hanno reso dipendenti le casse degli enti locali dalla dissipazione di una risorsa non rinnovabile qual è il suolo.
Sussidiarietà
SOSTENERE IL TERZO SETTORE E LA COOPERAZIONE
È necessario costruire un nuovo rapporto tra Stato e società, che faccia tesoro del principio di sussidiarietà per dare risposte sempre più puntuali e vicine ai reali bisogni dei cittadini. Uno Stato efficiente e autorevole deve riconoscere e valorizzare il contributo dei 15 milioni di volontari del Terzo settore (dal volontariato nel sociale a quello che opera nella protezione civile e nelle associazioni ambientaliste) che rappresentano uno dei momenti di eccellenza del nostro Paese. Per questo è indispensabile rendere strutturale la misura del 5 per mille destinato alle associazioni no profit e devono crescere le risorse per la cooperazione internazionale in modo da raggiungere subito lo 0,35% del Pil per arrivare allo 0,7% entro tre anni.
Piccoli comuni
UNA LEGGE PER LA PICCOLA GRANDE ITALIA
Impegnarsi per l’approvazione della legge per i Comuni al di sotto dei 5.000 abitanti, il modo migliore per combattere il declino di questi territori e rilanciarne il ruolo sociale ed economico, per valorizzare l’importanza dei luoghi e delle identità, della qualità e dell’innovazione. I piccoli comuni rappresentano un’occasione storica di sviluppo moderno ed equilibrato del nostro paese, rimodulando il rapporto tra aree del territorio, favorendo pratiche economiche e culturali, che garantiscano la qualità della vita in questi territori e la diffusione di tecnologie innovative, come il wi-fi e la banda larga.
martedì 25 marzo 2008
UN’IDEA SEMPLICE
Negli ultimi mesi tutti i nostri politici si sono resi conto della difficile situazione di molte famiglie italiane che non riescono più ad arrivare a fine mese. Il reddito di queste famiglie negli ultimi anni non è cresciuto parallelamente all’aumento dei prezzi. E i prezzi come sappiamo sono aumentati molto, inizialmente per via di chi (non solo i commercianti al dettaglio) ha approfittato del cambio lira/euro e poi soprattutto per l’aumento del costo del petrolio che causa -a catena- una serie di aumenti anche sui generi di prima necessità. A fronte di questa difficile situazione, da molti esponenti della ex maggioranza e dell’opposizione si è proposto un aumento degli stipendi netti, tramite una diminuzione delle imposte a carico del lavoratore, o comunque altre iniziative per aumentare il potere d’acquisto dei salari.
In questi due anni il governo ha anche cercato di creare le condizioni per un maggiore sviluppo del settore dell’energia “pulita”, in particolare dell’energia solare, tramite sgravi fiscali che favoriscano l’installazione di pannelli solari e il risparmio energetico. Anche le amministrazioni locali stanno cominciando a muoversi in tal senso e già diversi comuni hanno inserito l’obbligo, nei Piani Regolatori, di installare pannelli solari nelle nuove costruzioni. La produzione di energia derivante da fonti alternative al petrolio non è solo una questione ambientale che riguarda la lotta all’effetto serra, ma può anche aiutare l’Italia ad uscire dalla dipendenza energetica dall’estero con benefici sulla bilancia dei pagamenti e sulla minore dipendenza dell’inflazione dalle variazioni di prezzo del petrolio.
Nonostante il trend delle installazioni di pannelli solari e del fotovoltaico indichi un deciso aumento rispetto al passato, a questa velocità perché la produzione nazionale di energia “pulita” possa diventare quantitativamente rilevante, dovranno passare molti anni. Per accelerare il processo e dare un contributo massiccio all’ambiente e all’economia italiana nel breve periodo, ci vorrebbe un “colpo di reni”, uno sforzo particolare.
Una possibile soluzione che affronti insieme il problema del basso potere d’acquisto della famiglie e la necessità di sviluppare le “energie pulite”, potrebbe esserci. Si tratta di destinare alle famiglie con reddito più basso non un aiuto economico una tantum e neanche (o non solo) un aumento dello stipendio netto, ma un contributo molto elevato (per esempio l’80% del costo) per l’installazione di pannelli solari o fotovoltaici.
E’ un’idea semplice, che permetterebbe nello stesso tempo di
- aiutare le famiglie più povere a risparmiare notevolmente e per molti anni sulla spesa energetica
- dare un impulso forte al mercato dei pannelli solari, con aumento dei posti di lavoro e della ricchezza che gira
- contribuire a lottare contro l’effetto serra (anche per rispettare gli impegni internazionali che l’Italia si è presa)
- contribuire a diminuire la dipendenza italiana dal petrolio e migliorare la nostra bilancia dei pagamenti.
Naturalmente questa è solo una proposta di massima che faccio al Governo che verrà. Va verificata la fattibilità finanziaria, la capacità del mercato di rispondere agli aumenti di domanda e vanno trovate forme di aiuto anche per chi non ha possibilità di installare i pannelli (penso alle gente in affitto). Ma nonostante questo credo sia una ipotesi interessante che valga la pena di approfondire.
Luca Musumeci
Ecodemocratici Veneto
In questi due anni il governo ha anche cercato di creare le condizioni per un maggiore sviluppo del settore dell’energia “pulita”, in particolare dell’energia solare, tramite sgravi fiscali che favoriscano l’installazione di pannelli solari e il risparmio energetico. Anche le amministrazioni locali stanno cominciando a muoversi in tal senso e già diversi comuni hanno inserito l’obbligo, nei Piani Regolatori, di installare pannelli solari nelle nuove costruzioni. La produzione di energia derivante da fonti alternative al petrolio non è solo una questione ambientale che riguarda la lotta all’effetto serra, ma può anche aiutare l’Italia ad uscire dalla dipendenza energetica dall’estero con benefici sulla bilancia dei pagamenti e sulla minore dipendenza dell’inflazione dalle variazioni di prezzo del petrolio.
Nonostante il trend delle installazioni di pannelli solari e del fotovoltaico indichi un deciso aumento rispetto al passato, a questa velocità perché la produzione nazionale di energia “pulita” possa diventare quantitativamente rilevante, dovranno passare molti anni. Per accelerare il processo e dare un contributo massiccio all’ambiente e all’economia italiana nel breve periodo, ci vorrebbe un “colpo di reni”, uno sforzo particolare.
Una possibile soluzione che affronti insieme il problema del basso potere d’acquisto della famiglie e la necessità di sviluppare le “energie pulite”, potrebbe esserci. Si tratta di destinare alle famiglie con reddito più basso non un aiuto economico una tantum e neanche (o non solo) un aumento dello stipendio netto, ma un contributo molto elevato (per esempio l’80% del costo) per l’installazione di pannelli solari o fotovoltaici.
E’ un’idea semplice, che permetterebbe nello stesso tempo di
- aiutare le famiglie più povere a risparmiare notevolmente e per molti anni sulla spesa energetica
- dare un impulso forte al mercato dei pannelli solari, con aumento dei posti di lavoro e della ricchezza che gira
- contribuire a lottare contro l’effetto serra (anche per rispettare gli impegni internazionali che l’Italia si è presa)
- contribuire a diminuire la dipendenza italiana dal petrolio e migliorare la nostra bilancia dei pagamenti.
Naturalmente questa è solo una proposta di massima che faccio al Governo che verrà. Va verificata la fattibilità finanziaria, la capacità del mercato di rispondere agli aumenti di domanda e vanno trovate forme di aiuto anche per chi non ha possibilità di installare i pannelli (penso alle gente in affitto). Ma nonostante questo credo sia una ipotesi interessante che valga la pena di approfondire.
Luca Musumeci
Ecodemocratici Veneto
venerdì 21 marzo 2008
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